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Al Mazarol

Nei tempi antichi viveva, nei boschi più fitti e inaccessibili e nelle vallate più impervie come quella della Val Canzoi, un omino piccolo come un folletto, chiamato al Mazarol.
Era vestito tutto di rosso, compreso il cappuccio e le scarpe a punta, aveva barba e capelli lunghi e aggrovigliati ed un viso grinzoso e dispettoso. Abitava in ampi covoli ed era così schivo che si teneva lontano da ogni contatto con l'uomo.
Una brutta avventura correva colui che inavvertitamente posava il piede dove al Mazarol aveva lasciato le sue pèche (orme); il malcapitato era costretto per magia a seguirle e a perdersi per qualche giorno nei luoghi più remoti.
Al Mazarol possedeva straordinarie conoscenze come pastore e come malgaro, egli curava le sue bestie, capre, pecore e bovini, in modo esemplare; le nutriva e le portava al pascolo, facendole crescere a vista d'occhio.Mazarol di Pramperet
Si racconta che, incuriositi da tanta riservatezza e da tutte quelle prerogative, alcuni giovani di paese si appostarono lungo i sentieri dove al Mazarol era solito passare e, avvistatolo, lo seguirono di soppiatto. Sulle sue tracce arrivarono al gran covolo dove abitava e rimasero nascosti in silenzio.
Videro allora che al Mazarol mungeva il latte delle sue bestie e lo versava in larghe scodelle di legno a fondo piatto, dopo un periodo di riposo, scremava il latte e con la panna versata nella pigna o nel burcio, faceva il burro.
Successivamente egli scaldava il latte scremato in una cagliera di rame e poi, toltolo dal fuoco, vi aggiungeva il caglio per far coagulare il latte; lo lasciava raffreddare, rompeva la cagliata e, riscaldatolo nuovamente ad una temperatura più alta, otteneva una massa immersa nel latticello. Al Mazarol la raccoglieva con una tela di canapa e la riponeva in uno stampo di legno entro cui la comprimeva... aveva fatto il formaggio!
L'ingegnoso folletto prendeva poi il latticello e lo bolliva facendolo nuovamente cagliare per mezzo di un miscuglio di siero e di latte lasciato acidificare... aveva ottenuto la puina (ricotta, cioè cotta due volte).
A questo punto gli abitanti del villaggio che non conoscevano ancora le tecniche per produrre il burro, il formaggio e la ricotta, non seppero trattenersi dal manifestare il loro stupore ed uscirono vocianti dal loro nascondiglio. Al Mazarol, indispettito per esser stato spiato li riprese dicendo: " Sciocchi! ...troppo presto vi siete rivelati, se aveste avuto un po' di pazienza, avreste potuto vedere che, dopo la ricotta, con i residui del latte, si possono ottenere ancora prodotti utili, come la cera!".
Con queste nuove importanti conoscenze, ma con il rimpianto di aver in parte perduto un'occasione irripetibile, i giovani tornarono al villaggio.

Tuttavia, ancora oggi, passeggiando nei boschi bisogna far molta attenzione a...
NO CASCAR ENTRO TE LE PECHE DEL MAZAROL!

MAZAROL scarl - Guide naturalistico-ambientali regionali
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